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		<title>Guerra e Pace in tempo di crisi.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 15:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da anni ormai mi presto alla tortura di una visita estiva a &#8220;La soffitta nella strada&#8221;, dove gli antiquari di Sarzana e del resto del mondo espongono i loro tesori in bancarelle che costeggiano le vie principali del paese.
Di vera e propria tortura si tratta, del tipo più sadico e sofisticato, contemporaneamente fisica e psicologica.
Fisica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_00791.JPG"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-434" title="IMG_0079" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_00791-150x150.jpg" alt="IMG_0079" width="150" height="150" /></a>Da anni ormai mi presto alla tortura di una visita estiva a <a href="http://www.sarzanaantiquariato.it/soffitta.html" target="_blank">&#8220;La soffitta nella strada&#8221;</a>, dove gli antiquari di Sarzana e del resto del mondo espongono i loro tesori in bancarelle che costeggiano le vie principali del paese.</p>
<p>Di vera e propria tortura si tratta, del tipo più sadico e sofisticato, contemporaneamente fisica e psicologica.</p>
<p>Fisica, perchè deambulare sui tacchi salendo e scendendo stretti sentieri in bugnato equivale a percorrere una via crucis. I piedi mi fanno talmente male che ho le visioni del mio <strong>&#8220;angelo custode dell&#8217;acquisto intelligente&#8221;</strong> (scagli la prima pietra chi non ha mai zittito il proprio schiacciandolo con il tacco a spillo!) che saltella con un bel paio di <strong>Birkenstock</strong> ai piedi, mi schernisce insistentemente e canta a squarciagola &#8220;Freedom&#8221;, ricordandomi con angelica malizia le mie turrite prigioni, a 12 cm da terra!</p>
<p>Psicologica. La più dolorosa e meschina. Guardo avidamente le bancarelle e mi faccio ammaliare dal canto di sirena della <strong>bigiotteria Chanel, dei coralli Bulgari, delle nappe Gucci.</strong> Mi avvicino in trance e prendo in mano il cartellino del prezzo. Il canto si interrompe, sostituendosi al tipico &#8220;crack&#8221; da illusione infranta. Realizzo in un attimo una triste verità: o continuo a trascorrere le mie notti coperta da un tetto, inscafandrata nel pigiama Oviesse, o dormo nuda sotto un ponte piena di gioielli griffati. Ci penso un attimo, a me e all&#8217;angelo di cui sopra, e mi avvio verso un Mojito, unica gioia a portata di conto in banca.</p>
<p>La rassegnazione aveva preso il sopravvento, desideravo solo rum e alberi di menta, quand&#8217; ecco, la folgorazione (sulla via di Sarzana!), o meglio le folgorazioni: <strong>due bocche smaltate con sandali </strong><strong>YSL intorno, praticamente nuovi, 130 euro trattabili, del mio numero!</strong></p>
<p>Io e la proprietaria cominciamo a mercanteggiare senza esclusione di colpi, due lunghe tradizioni di commercianti, quella toscana e quella ligure, si fronteggiano: &#8220;Sono un&#8217;edizione limitata&#8221;, fa lei; &#8220;80 euro&#8221;, ringhio io. &#8220;Sono nuove, vengono direttamente da una sfilata&#8221;, rincara lei, tirando a sé le scarpe; &#8220;Le modelle non portano il 37! 90 euro&#8221; ribatto, fiera del mio piede da Cenerentola. &#8220;Sono un omaggio del maestro (morto da quel dì, n.d.a.) a Salvador d&#8217;Alì (altro maestro morto)&#8221;, spara lei scivolando dagli specchi; &#8220;100 euro, e mi fa un buco in più nel cinturino!&#8221; Chiudo io. Andata. Un sorriso, carta di credito, pago e mi allontano soddisfatta come una bambina, indossando il mio nuovo <strong>&#8220;affare d&#8217;oro&#8221;!</strong></p>
<p>Felice di essere circondata da ricche signore che rivendono i propri carissimi capricci a un negozietto di Sarzana, felice di non aver ceduto agli sberleffi dell&#8217;angelo vendicatore, felice per il rinnovato dolore alla pianta del piede, mi godo il riposo della guerriera di fronte a un agognato Mojito. Seduta, faccio dondolare sorridendo le gambe accavallate, e mi godo la soddisfazione di possedere 10 dita baciate da un paio di griffatissime bocche, e un tetto sotto il quale dormire ancora sonni tranquilli.</p>
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		<title>Ricomincio da tre</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 19:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
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Era da un po&#8217; di tempo che non ci incontravamo su questo blog, che nonostante la sua breve storia ha subito complicatissime vicissitudini, dovute per una buona parte alla lontananza dal web della sua pigra ideatrice!
Perciò, rientro in punta dei piedi sugli schermi di chi si divertirà a leggere pillole di inconsapevole voglia di raccontare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/11/images-11.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-413" title="images-1" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/11/images-11.jpeg" alt="images-1" width="98" height="122" /></a><br />
<a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/11/images.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-414" title="images" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/11/images.jpeg" alt="images" width="131" height="109" /></a><br />
Era da un po&#8217; di tempo che non ci incontravamo su questo blog, che nonostante la sua breve storia ha subito complicatissime vicissitudini, dovute per una buona parte alla lontananza dal web della sua pigra ideatrice!</p>
<p>Perciò, rientro in punta dei piedi sugli schermi di chi si divertirà a leggere pillole di inconsapevole voglia di raccontare e raccontarsi&#8230;la saggezza dovrebbe essere stata maturata in questo lungo periodo di silenzio!</p>
<p>Vi presento nuovamente, dunque, l&#8217;unico blog che, on line da poco meno di un anno, vanta già due post di presentazione! Una promessa non mantenuta, un primo riposa in pace ed una prima resurrezione. Dicono che tre sia il numero della perfezione&#8230;ed io ricomincio da tre!</p>
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		<title>Alternative fashion week: note londinesi_20th April</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2009 10:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
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È Iniziata e terminata, tra il 20 e il 24 Aprile, la kermesse alternativa della moda londinese, dove 70 giovani designers hanno presentato le loro collezioni presso lo Spitafields Market. Già avevo accennato all&#8217;evento parlando di alcune sue protagoniste; si tratta adesso, a conti fatti, di tirare le file di una delle manifestazioni a mio avviso più interessanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="295" data="http://www.youtube-nocookie.com/v/kKC2uVrhIdU&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0xcc2550&amp;color2=0xe87a9f" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/kKC2uVrhIdU&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0xcc2550&amp;color2=0xe87a9f" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object><br />
È Iniziata e terminata, tra il 20 e il 24 Aprile, la kermesse alternativa della moda londinese, dove 70 giovani designers hanno presentato le loro collezioni presso lo <strong>Spitafields Market. <span style="font-weight: normal;">Già avevo accennato all&#8217;evento parlando di alcune sue protagoniste; si tratta adesso, a conti fatti, di tirare le file di una delle manifestazioni a mio avviso più interessanti del fashion word. Interessante perchè ha presentato menti creative, sperimentatrici,</span><span style="font-weight: normal;"> e le ha presentate a TUTTI. </span><span style="font-weight: normal;">Niente ingressi bloccati, nessuna autoreferenzialità, ma cancelli aperti a qualunque curioso, esperto o aspirante tale. Risultato, uno dei pubblici più eterogenei mai visti ad una fashion week, entusiasta e capace di elargire applausi con spontaneità.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">La passerella è stata un ottimo trampolino di lancio per giovani designers, che hanno messo in scena un variegato spettacolo di stili e tendenze, idee e storie, materiali e piccoli miracoli sartoriali. </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Jayant Kumar</span><span style="font-weight: normal;"> ha pensato per </span><span style="font-weight: normal;">Maison Dauphine</span><span style="font-weight: normal;"> un&#8217;eterea donna di ispirazione classica, avvolta di bianchi e morbidi pepli interrotti da rigide strutture decorative e architettoniche.</span></strong></p>
<p>Le ispirazioni neo Vittoriane black and white di <strong>Gemma Garnham </strong>hanno ceduto il passo all&#8217;<strong>anarchismo provocatorio</strong> di <strong>Manjit Sanghai</strong> che ha fatto sfilare manichini-mimi in bianco, nero, rosso, che sfoggiavano t-shirt portatrici di emblematici messaggi: uno per tutti, la celeberrima doppia C gocciolante di nera pece (o fashion blood!). Divertente distruzione del marchio come mito.</p>
<p>In una totale irrisione della moda anoressica, <strong>Pretty Perry</strong> ha rivestito formosissime e sorridenti pin-up ultramoderne con corsetti luccicanti e latex dalla generosa sensualità. La collezione più sexy di tutto il fashion week!</p>
<p>Si passa poi dal raffinatissimo <strong>dandysmo di Lenka Padysakova</strong>, fatto di stampe preziose, sensuali trasparenze, lusso beffardo e contemporaneo, al <strong>punk-rock di Cassie Kogler</strong> (per New York Couture), folle sharada di colori e parrucche, con il tocco ultra-glam dei tutù da<strong> prima ballerina.</strong></p>
<p>Dopo lo sfarzo e la provocazione ridondante, è il turno del lesbian-chic di <strong>Hannah Kille, </strong>dei suoi sobri giochi textures e patterns tesi a vestire una sofisisticata garçon mauvais, intellettuale e sicura di sé.</p>
<p>Ritorno alla sobrietà, di nuovo, ma in versione ultra femmintile e romanticamente chic, con la maglieria di <strong>Amalia Palmer. </strong>Colori tenui, miniabiti e pull dalle morbide cadenze, impreziositi da balze e pieghe.</p>
<p>Ideale premessa della <strong>dark Eva del Kensigton &amp; Chelsea College!</strong> La collezione vede il nero assoluto protagonista, tra citazioni di martin Margiela, funeree puopettes ed elegantissime dark ladies.</p>
<p>La giornata si conclude con le silohuettes da copertina di <strong>Chantal Gibbs-Jones</strong>, che veste, rigorosamente in lungo, donne sensuali e romantiche, bellissime e statuarie amazzoni.</p>
<p>E questo è solo il primo giorno!</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></strong></p>
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		<title>Questione di sguardi, questione di jeans.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 08:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
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		<category><![CDATA[idee da indossare]]></category>
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		<category><![CDATA[Jeans]]></category>
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		<description><![CDATA[Se dovessi pensare a quale capo portarmi sulla fantomatica isola deserta (ormai meta obbligata di troppi periodi ipotetici per esserlo ancora, deserta), credo che i dubbi si ridurrebbero ad una sola alternativa: la coperta di linus, o i miei jeans preferiti. Esistono pantaloni più versatili degli eterni cinque tasche? Ideali per affrontare ogni situazione, dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/04/luijo.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-383" title="Bottom_Up_New_Collection_jeans_Liu_jo" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/04/luijo-150x150.jpg" alt="Bottom_Up_New_Collection_jeans_Liu_jo" width="150" height="150" /></a>Se dovessi pensare a quale capo portarmi sulla fantomatica isola deserta (ormai meta obbligata di troppi periodi ipotetici per esserlo ancora, deserta), credo che i dubbi si ridurrebbero ad una sola alternativa: la coperta di linus, o i miei jeans preferiti. Esistono pantaloni più versatili degli eterni cinque tasche? Ideali per affrontare ogni situazione, dal colloquio di lavoro all&#8217;appuntamento al buio. Quando l&#8217;atroce dilemma (Cosa mi metto oggi?) mi assale &#8211; il che, a me come alla maggioranza delle donne, accade in media tre volte al giorno &#8211; rispondo mentre mi sto incastrando in un paio di aderentissimi jeans. </p>
<p style="text-align: justify;">Sono loro i veterani del guardaroba, loro che accompagnano le donne dai 5 ai 70 anni, loro che finiscono irrimediabilmente per toglierti le castagne dal fuoco. Certo, c&#8217;è jeans e jeans. Non è un caso se il tessuto più cheap e resistente del mondo (fustagno di Gênes, in ossequio alla francofilia fashionista) ha compiuto una lunga strada rispetto alla sue umili origini. Da fedele attributo degli scaricatori di porto, a capo cult di intere generazioni di illustri fashion victim. L&#8217; abbiamo visto sfoggiare persino ad Anna Wintour (che nel fashion è più carnefice che vittima, ad essere onesti) sul red carpet del film <em>September Issue</em><em><span style="font-style: normal;">!</span><span style="font-style: normal;"> </span></em></p>
<p style="text-align: justify;">I jeans continuano ad ammaliarci grazie alle loro trovate e curiose evoluzioni. È invece affrontando la questione in un&#8217;ottica decisamente &#8220;retrospettiva&#8221;, che Liu Jo ha creato la celebre <a href="http://www.liujo.it/" target="_blank">Bottom Up collection</a>. Mi spiego meglio: ha inventato, e rinnovato con la nuova collezione, il modello ideale per invertire l&#8217;approccio visivo dello spettatore: ciò che vale la pena guardare, sta dietro.</p>
<p style="text-align: justify;">I jeans in questione possono essere annoverati tra quei piccoli-grandi miracoli tecnici che permettono di ovviare ai costosi e miracolosi trattamenti tonificanti, e agli ancora più costosi miracoli chirurgici. Come? È stato sufficiente un carré rovesciato ed una Pince oculatamente posizionata, per far sentire noi Cenerentole della retrospettiva delle vere Principesse brasiliane. L&#8217;effetto scultoreo è ulteriormente amplificato dal New Deal di Bottom Up, grazie ad &#8220;un filato innovativo che permette di ottenere un tessuto stretch altamente conformante&#8221;&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">In poche parole: sostiene, contiene, esalta le curve necessarie e snellisce quelle superflue. Per tutte coloro che, come me, si affidavano all&#8217;architettonico wonderbra, un nuovo credo si presta ad essere abbracciato con fedeltà eterna. Il baricentro estetico si sposta, avvicinandosi a quello fisiologico; a noi resta il divertimento di scegliere se preferiamo essere guardate &#8220;negli occhi&#8221;, o ammirate per la nostra &#8220;bella schiena&#8221;. Personalmente non disdegno la possibilità di sfruttare il 3D!</p>
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		<title>Il vero amore: cachemire e voluttà</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 08:02:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esisteva un tempo in cui si combatteva il freddo coprendosi con panni di lana, ruvidi e pesanti. Forse la celebre mano celata di Napoleone serviva proprio a grattare una fastidiosissima biancheria &#8220;da battaglia&#8221; (in senso letterale, nel caso di Napoleone) in lana grezza. Poi, un giorno, Dio creò il cachemire&#8230;
Furono gli inglesi ad importarlo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/03/cachemire-couverture-plaid-chale1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-365" title="lana_cachemire_capra_Kel_" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/03/cachemire-couverture-plaid-chale1.jpg" alt="lana_cachemire_capra_Kel_" width="150" height="120" /></a>Esisteva un tempo in cui si combatteva il freddo coprendosi con panni di lana, ruvidi e pesanti. Forse la celebre mano celata di Napoleone serviva proprio a grattare una fastidiosissima biancheria &#8220;da battaglia&#8221; (in senso letterale, nel caso di Napoleone) in lana grezza. Poi, un giorno, Dio creò il cachemire&#8230;</p>
<p>Furono gli inglesi ad importarlo in Europa, in Francia in particolare (indiscusso centro di diffusione di ogni moda, già allora), dopo averlo scoperto in India, dove tessevano la lana importata dal Tibet proveniente dalla capra Kel. Il suo duvet divenne il materiale preferito delle borghesi che si coprivano le spalle di scialli operati a boteh, costosissimi, simbolo assoluto di lusso ed opulenza. Fu il solito Napoleone (a riprova della mia teoria) a proibirne l&#8217;importazione, ottenendo come unico risultato quello di favorirne il contrabbando.</p>
<p>Da allora, questo meraviglioso materiale ha seguito ed accompagnato mode di ogni tipo, attraversando secoli di tendenze e controtendenze senza mai perdere il suo posto in rima fila. Leggerissimo ma caldo, morbido e avvolgente, un maglione di cachemire è il sogno intramontabile di ogni guardaroba.</p>
<p>Compagno ideale delle gelide mattine invernali, ci circonda di un voluttuoso abbraccio, ci fa sentire coccolate, ci mette la voglia di toccarci e strusciare con la faccia sulle maniche, richiamando infantili ricordi di pellicce materne!</p>
<p>Certo, il lato meno romantico della medaglia è costituito dal prezzo, ancora spesso proibitivo, di un maglione, magari a doppio filo (ci si potrebbe affrontare una notte siberiana!) Ma quell&#8217;atavico piacere che richiama la texture del cachemire è decisamente impagabile.</p>
<p>Perciò, armatevi di pazienza e come al solito, cercate di fare acquisti intelligenti. Raramente gli oggetti in cachemire sono schiavi della moda stagionale, persino sui colori la tendenza è quella di proporre la gamma completa, ogni anno. Insomma, ce n&#8217;è per tutti i gusti! Scegliete la tonalità che più vi dona, e il modello più adatto alle vostre esigenze. Il cardigan è perfetto anche per le mezze stagioni, lo si può abbinare con maglie leggere, e sostituisce perfettamente il cappotto.</p>
<p>Se adesso non è certo il momento per proporre un qualsivoglia oggetto che richiami l&#8217;inverno, beh, non mi scoraggio. Un golfino di cachemire appoggiato sulle spalle è perfetto per quelle belle serate marine (e ventose), fatte di passeggiate romantiche (o di enormi gelati per compensare l&#8217;assenza di romanticismo)! Uno scialle languidamente poggiato su spalle abbronzate aggiungerà punti charm al più banale degli abiti, senza farvi sembrare una diva holliwoodiana fuori tema.</p>
<p>Concludo perciò la mia ode al materiale più appagante del mondo, con due consigli. Il primo: lavatelo sempre con centrifuga delicata o, meglio, senza centrifuga. Prima di tenderlo ad asciugare, avvolgetelo in un panno e strizzatelo, altrimenti un maglione con il peso dell&#8217;acqua diventerà un cappottone sformato!</p>
<p>Il secondo, di ordine ludico ma pratico nella premessa: se avete deciso di fare una gita in Umbria, non mancate di fare una sosta da <strong>Lamberto Losani srl</strong> a Magione (uscita SS. 75 bis per Magione, 20 minuti da Perugia). Amo chiamarlo &#8220;il paradiso del cachemire&#8221;&#8230; Giuro che non è un&#8217;esagerazione. Con i saldi soprattutto, propone una vasta collezione a prezzi concorrenziali, senza disdegnare, nel periodo estivo, proposte in seta davvero interessanti. Nei pressi, per una pausa pranzo &#8220;sostanziosa&#8221;, c&#8217;è nientemeno che  &#8221;Il Re della Porchetta&#8221;! Una gita davvero appagante.</p>
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		<title>Shocking life, Autobiografia di un&#8217;artista della moda</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 09:31:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Elsa Schiaparelli.
Prefazione di Natalia Aspesi.
Edizioni: Alet.
Tutto ebbe inizio nella basilica di San Pietro, quando una bambina che i genitori avrebbero voluto maschio veniva battezzata, con un improbabile nome di origine wagneriana, Elsa; per noncuranza, e per assecondare le stravaganti passioni di una bambinaia alcolizzata.
Una Roma aristocratica e sonnolenta è lo sfondo dello strano caso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/03/schiap_web.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-349" title="Elsa_Schiaparelli_Shocking_life" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/03/schiap_web-150x150.jpg" alt="Elsa_Schiaparelli_Shocking_life" width="150" height="150" /></a></p>
<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/03/schiap_web.jpg"></a><strong>Elsa Schiaparelli.</strong></p>
<p><strong>Prefazione di Natalia Aspesi.</strong></p>
<p><strong>Edizioni: Alet.</strong></p>
<p>Tutto ebbe inizio nella basilica di San Pietro, quando una bambina che i genitori avrebbero voluto maschio veniva battezzata, con un improbabile nome di origine wagneriana, Elsa; per noncuranza, e per assecondare le stravaganti passioni di una bambinaia alcolizzata.</p>
<p>Una Roma aristocratica e sonnolenta è lo sfondo dello strano caso di Elsa Schiaparelli, Schiap per sé stessa e mille altri nomi per gli altri. Del resto, alla vigilia dell&#8217;apertura del suo primo atelier (o meglio, della sua prima &#8220;soffitta&#8221;) al numero 4 di Rue de la Paix, quando appese il suo lungo e complicato nome di battesimo sotto l&#8217;insegna &#8220;Pour le sport&#8221;, tutti la avvertirono che nessuno sarebbe stato in grado di pronunciarlo. E così è stato. Ma &#8220;se nel tempo ha subito strani adattamenti e distorsioni, tutti sanno cosa significa&#8221;. Un nome unico e complicato, segno di un analogo destino.</p>
<p>La storia è a dir poco strana, poichè la vita di Schiap avrebbe dovuto improntarsi ad una solida tranquillità borghese, magari condita da qualche studio letterario e numerose conversazioni da salotto; figlia di un&#8217; aristocratica famiglia romana, di un uomo coltissimo, prima direttore della biblioteca dell&#8217;Accademia dei Lincei, poi professore di letteratura Araba (ed Elsa lo ricorderà al momento di preparare la collezione estiva di ispirazione Orientale del 1935), la dimora della sua infanzia nell&#8217;elegante palazzo Corsini&#8230;</p>
<p>Ma l&#8217;irrequieta Schiap non era tagliata per la solida tranquillità borghese. Dopo aver scritto e pubblicato in tenerissima età un appassionato libro di poesie -che suscitò in famiglia un verdetto di condanna alla reclusione scolastica in un convento Svizzero- decise di intraprendere una strada diversa.</p>
<p>Fatta di pellegrinaggi, di inquietudine e ricerca continua, di indipendenza. Abbandonata dal marito a New York con una figlia piccola e malata, l&#8217;adorata Gogo, senza un soldo, senza un lavoro, senza saper fare assolutamente niente, l&#8217;orgogliosa Schiap vive di espedienti. Ma il suo coraggio, il suo ottimismo, la porteranno ad imparare l&#8217;amore per l&#8217;indipendenza, per una rischiosa libertà, che avrebbe comportato, tra le altre cose, il non risposarsi mai più.</p>
<p>&#8220;Molti uomini ammirano le donne forti ma non le amano. Alcune donne sono riuscite ad essere forti e insieme tenere, ma la maggior parte di quelle che hanno voluto camminare da sole, strada facendo, ha perso la felicità&#8221;. Schiap la dimenticherà presto questa felicità, pagando  consapevolmente il prezzo di voler essere, tra gli anni &#8216;30 e &#8216;50, una donna senza padroni. E lo sguardo malinconico che rimandano alcune sue celebri fotografie sembra confermare ciò che Schiap dice di sé, con l&#8217;ironico distacco della terza persona che è sua peculiarità: &#8220;Accetta senza problemi il dolore e la perdita, ma di fronte alla felicità non sa come reagire&#8221;.</p>
<p>Questa scelta, la forza necessaria per sostenerla, la lotta incessante che è stato il modus vivendi di Schiap, sono il “suo“ rosa shocking: portavoce di una femminilità netta, energica, gridata, che si forma all&#8217;interno di una società dove trovare il proprio spazio, per una donna, significava per la prima volta strapparlo a quello tradizionalmente maschile. Un colore “brillante, impossibile, sfrontato, piacevole, pieno d&#8217;energia, come tutta la luce,tutti gli uccelli e tutti i pesci del mondo messi insieme [...]“. Questa tonalità ispirerà il suo primo, celebre profumo, e costituirà la nuance identificativa della sua vita.</p>
<p>E pensare che la moda entrò quasi per caso nella vita di Schiap. L&#8217;incontro con Gabrielle Picabia, il trasferimento a Parigi (che sarebbe diventata la sua patria elettiva) e, finalmente, quello con Paul Poiret, reso unico dal dono di un suo favoloso mantello in Crêpe de chine. Una presenza silenziosa, ma sempre fondamentale per la crescita professionale di Schiap, un esempio di amore incondizionato e indimenticabile per il <em>mêtier. </em>Ma talmente casuale (accompagnava l&#8217;amica Gabriella nell&#8217;acquisto di un abito), che col senno di poi sembra sia stata la moda a scegliere Elsa per poter esprimere tutte le sue potenzialità, piuttosto che il contrario.</p>
<p>Fatto sta che i primi maglioni a  trompe-l&#8217;oeil disegnati da Schiap, e realizzati da un&#8217;immigrata armena scampata al massacro turco, divennero oggetto immancabile di tutte le signore alla moda. Eppure Shiap era completamente priva della cultura manuale tradizionalmente legata alla sartoria:&#8221; La sua ignoranza in materia era totale; è per questo che il suo coraggio era assoluto e cieco&#8221;. Inoltre, considerava l&#8217;arte di disegnare vestiti &#8220;molto difficile e di poca soddisfazione, perchè un vestito, appena nato, è già qualcosa che appartiene al passato&#8221;.</p>
<p>Ma il clima culturale dell&#8217;epoca fremeva, la Grande Crisi del &#8216;29 aveva bruscamente interrotto la &#8216;festa mobile&#8217; degli anni Venti, il lusso ostentato doveva trasformarsi in estrosità. Le donne erano alla ricerca di una nuova individualità e degli abiti adatti per esprimerla; Elsa creò una moda concettualistica, e per prima inventò  la non convenzionale bellezza della <em>jolie laide</em>, una donna che faceva della sua intelligenza un&#8217;arma di consapevole fascino.</p>
<p>La stessa Shiap, del resto, non era una bella donna; ricorda, con incantevole autoironia, come &#8220;sua madre iniziò a fare commenti sprezzanti sul suo aspetto. Le continuava a ripetere che lei era tanto brutta quanto sua sorella era bella. così Schiap, credendosi davvero tale, pensò a un modo per diventare più bella!&#8221;. Certo, la soluzione che cercò allora non era delle migliori, e le comportò un ricovero d&#8217;urgenza in ospedale; ma qualche anno più tardi,  il desiderio di mostrarsi bella attraverso la manifestazione di una personalità eccezionale la porterà ad ideare la sua prima <em>robe</em> per un elegante ballo Parigino in casa Henraux. Metri di stoffa tenuti insieme da spille, eletti dalla stessa Elsa a suo primo, fallimentare, esperimento da stilista.</p>
<p>Il legame tra ciò che si indossa e la forma del corpo fu per Schiap un punto di fondamentale importanza, ed oggetto delle sue ricerche stilistiche, come delle sue intuizioni quasi inconsapevoli. Non è un caso se la prima linea Schiaparelli si intitolò &#8220;pour le sport&#8221;. Gli &#8220;abiti, [infatti], dovevano essere architettonici&#8221;, senza mai dimenticare il corpo, che &#8220;bisognava considerar[e] come l&#8217;armatura di una costruzione [...] Più il corpo è rispettato e più il vestito assumerà vitalità&#8221;.</p>
<p>L&#8217;incontro con i surrealisti e le surrealiste, Dalì e Cocteau, Christian Bérard, Man Ray, Duchamp, le signore Nush Eluard, Gala Dalì, Marie-Laure de Noailles e l&#8217;innumerevole schiera di amici, collaboratori e conoscenti dei quali la timida Elsa si è sempre circondata, hanno dato vita a quelle celebri creazioni che l&#8217;hanno resa celebre come alternativa alla raffinata eleganza di chanel, ed hanno segnato la storia della moda quanto quella dell&#8217;arte. La giacca in lino con profilo di donna, il mantello ricamato con un vaso risultante dalla giustapposizione di due profili umani, la giacca a cassetti, il cappello-scarpa. </p>
<p>E poi, gli spettacoli assolutamente folli delle sue sfilate a tema, la boutique in Palce Vendôme che diventerà il simbolo del suo estro e della sua concezione della moda come grande spettacolo, concettuale ed estetico; la moda elevata a forma d&#8217;arte, al pari della scultura, della pittura e della fotografia. Una grande eredità cedibile soltanto da chi ha fatto un mestiere senza conoscerlo.</p>
<p>La divertente e divertita autobiografia di una delle più grandi stiliste del secolo scorso, testimonianza dei suoi innumerevoli pellegrinaggi, da Parigi a New York, dalla Russia sovietica al Brasile, dalle paradisiache spiagge di Hammamet, a Londra, racconta una donna irrequieta, continuamente tesa alla ricerca, alla crescita, alla lotta incessante contro tutti gli ostacoli che gli anni di guerra, una figlia gravemente malata, la solitudine, le hanno imposto. </p>
<p>Senza mai cadere nell&#8217;arroganza dell&#8217;autocompiacimento, senza mai scivolare nel dramma del divismo, Schiap racconta sé stessa con ironia e leggerezza, lasciandoci la testimonianza, scritta dopo il ritiro nella pacifica solitudine di Hammamet, di una vita che è stata un&#8217;unica, grande opera d&#8217;arte. Ciò che ci resta, oltre ai suoi intramontabili modelli, è questo incantevole resoconto, un po&#8217; fiabesco, un po&#8217; parodico, innegabilmente poetico.</p>
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		<title>Shopping e disillusioni</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 10:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni città che si rispetti possiede un quartiere, se non addirittura un&#8217;unica strada, la cui esistenza risponde ad un preciso imperativo:<strong> essere, vivere, pensare chic!</strong> Impeccabili vetrine si susseguono parlando all&#8217;unisono l&#8217;autentico idioma internazionale, il <strong>&#8220;Grandi Firmese&#8221;</strong>: Cartier, Gucci, Prada, Dolce &#038; Gabbana, Armani, Hérmes, Dior, Chanel&#8230;Le maisons più celebri del mondo, a portata di mano, una dopo l&#8217;altra, <strong>lungo un sentiero lastricato di lusso!</strong></p>
<p> Quante di noi non hanno mai almeno sognato di spendere un pomeriggio (e un mese di stipendio!) camminando su un bel tacco 12 tra gli eleganti divanetti (in pelle umana, n.d.a.) di Vuitton e le sete di Escada?<br />
Voyerismo patologico e febbre da shopping trovano un&#8217;immediata cura, e un sopito istinto istrionico ci trasforma nelle protagoniste di un Sex and the City all&#8217;italiana; felici nel tentativo di bilanciare con somma sapienza statica le innumerevoli shopping bags dagli spigoli taglienti, agili e sorridenti come atlete olimpiche in equilibrio su vertiginosi trampoli, incuranti delle conseguenti fratture multiple al malleolo, ci addentriamo nel <strong>cuore pulsante</strong> della scintillante selva di manichini e video-installazioni: lo store.</p>
<p>Controlliamo che gli strumenti del mestiere siano al loro posto, fermi e silenziosi, ma vigili e pronti all&#8217;azione: la Visa (quella dal massimale più basso), nella tasca interna del cappotto; l&#8217;American Express (troppo alto!) ben nascosta nel portafogli, sotto i biglietti da visita. Gli occhiali da presbite, non sia mai che ci sfugga un orlo difettato. E, per finire, un momento di raccoglimento zen per svuotare la mente da ogni pensiero: affitto, bollette, rate della macchina da pagare. Non resta che varcare i confini della realtà,<strong> per immergersi nello shopping dream&#8230;</strong></p>
<p>Ed ecco che appena dentro il negozio, una sorprendente constatazione ci riporta immediatamente alla realtà: siamo al centro dell&#8217;attenzione di tutti i commessi. Ed è un centro, a quante pare, piuttosto sgradevole. La schiera di anonimi personaggi in divisa (il fatto che sia firmata Prada non conferisce loro maggiore distintività) punta i suoi occhi indagatori su noi sfortunate avventrici. Se non risultiamo evidentemente giapponesi o americane, nessuno si muoverà dalla sua postazione originaria per tenderci un agguato, e farci uscire dal negozio, stremate ma soddisfattissime, con un nuovo guardaroba ed un cappotto in puro cachemear per il nostro cane, scontato del 10%.</p>
<p>Ma nel caso non risultassimo neppure evidentemente danarose (traduzione: appena uscite dal parrucchiere e griffatissime dalla testa alla punta degli stivali), <strong>l&#8217;indifferenza si trasforma in vera e propria deferenza</strong>. Gli sguardi si fanno sprezzanti. Coloro che dovrebbero offrirti un servizio sussuranno frasi a quanto pare divertentissime davanti al nostro attonito volto, terminanti come da copione in risatine sommesse. </p>
<p>Se osiamo chiedere il prezzo di un bellissimo maglione, magari del nostro colore preferito (intenzionate a comprarlo QUASI a qualsiasi condizione, perchè sta benissimo su di una gonna che langue nell&#8217;armadio da mesi, costretta alla solitudine) ci risponde un volto straziato da un&#8217;espressione di fastidio. Avete presente la smorfia di chi addenta una fetta di limone? Identica.</p>
<p> Dura un micro secondo, che percepiamo come una mezz&#8217;ora. Poi, una vocina forzata ci sussurra il prezzo, ed un sorriso trionfale ne sottolinea l&#8217;eccesso. <strong>Messaggio subliminale: visto che non puoi permettertelo, sono felice.</strong> Felice di non vendere un capo, di riportare un cifra negativa nel rendiconto del negozio, felice di rischiare il mio posto di lavoro se altre due o tre persone oggi prendono la tua stessa decisione.</p>
<p>Perchè mi sembra ovvio, a quel punto, che qualsiasi donna abituata a guadagnarsi i soldi che spende (indipendentemente da quanto guadagna, e da quanto spende!) fugga via dal negozio a gambe levate, delusa dal fatto che un altro essere umano abbia potuto rovinare il suo perfetto pomeriggio, rompendo un sogno di leggerezza faticosamente conquistato. </p>
<p>Nessuno pretende la melliflua accondiscendenza delle boutique newyorkesi, dove &#8220;il cliente ha sempre ragione&#8221;, e gli impiegati sono talmente accondiscendenti da dare l&#8217;impressione, a noi vecchi e smaliziati europei, di venire coccolati, accerchiati e raggirati come bambini cui si promette il gelato. <strong>Credo però che non doversi sentire continuamente sotto esame quando si desidera fare un acquisto,</strong> come associare allo shopping un momento di relax che per risultare tale necessiterebbe, semplicemente, di un po&#8217; di rispetto, siano richieste tutto sommato ragionevoli.</p>
<p>Anche perchè le rare eccezioni rappresentate da quegli store dove regna un clima di gradevole leggerezza, dove la disponibilità è dispensata senza discriminazioni di reddito apparente, ci lasciano sempre la voglia di tornare ad acquistare&#8230;<br />
Il commercio si basa, in fondo, su regole molto semplici. Di fronte ad gesto di generosità -come un sorriso dispensato con tanta poca fatica da non provocare una paresi facciale in chi prova ad elargirlo- qualunque arido fashion heart si ammorbidisce. <strong>E qualunque portafogli si apre molto, molto più facilmente.</strong></p>
<p>O forse sono semplicemente l&#8217;abitudine al modus operandi fiorentino, e la mia inarrestabile vis polemica a rovinarmi l&#8217;umore, ogni volta che mi accingo a concedermi un giretto in via Tornabuoni?<strong> Ma come si può avere voglia di entrare in negozi la cui austerità seriosa dà l&#8217;impressione di varcare la soglia di un confessionale?</strong> Come ci si può sentire a proprio agio quando i primi esseri umani ad accoglierti sono due body guard, impassibilmente calati nella parte, <strong>sorveglianti silenziosi di un&#8217;impenetrabile roccaforte del lusso?</strong></p>
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		<title>Martin Margiela: la verità senza volto</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2009 15:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clothes!]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Margiela]]></category>
		<category><![CDATA[moda surreale]]></category>
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		<description><![CDATA[ <a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r025-200809292309551190176_base.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-303 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r025-200809292309551190176_base-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" width="150" height="150" /></a><strong>Anonimato.</strong> Questa la primavera estate  2009 firmata Martin Margiela. Spariscono le figure umane. Ciò che resta sulle passerelle sono<strong> manichini senza volto</strong>, inespressivi, atoni. I colori non esistono: bianco, nero, carne. 

La moda non veste, denuda e confonde. Lacci lamé imprigionano il corpo, a sua volta castigato ed appiattito in una maglia aderente color carne. I confini svaniscono: dove finisce il corpo, dove si poggia l'abito, dove emerge l'umanità? La stoffa si strappa, ma il gioco non è nella trasparenza. Sotto la maschera, un'altra maschera; la silhouette come assoluta protagonista, perde la sua carnalità e la sua essenza vitale. Oggetti, le figure umane hanno la medesima consistenza di ciò che le ricopre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r012-20080929231227413112_base2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-300 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r012-20080929231227413112_base2-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" width="150" height="150" /> </a><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r014-2008-10929231207617867_base.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-302 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r014-2008-10929231207617867_base-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r025-200809292309551190176_base.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-303 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r025-200809292309551190176_base-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" width="150" height="150" /></a><strong>Anonimato.</strong> Questa la primavera estate  2009 firmata Martin Margiela. Spariscono le figure umane. Ciò che resta sulle passerelle sono<strong> manichini senza volto</strong>, inespressivi, atoni. I colori non esistono: bianco, nero, carne. </p>
<p>La moda non veste, denuda e confonde. Lacci lamé imprigionano il corpo, a sua volta castigato ed appiattito in una maglia aderente color carne. I confini svaniscono: dove finisce il corpo, dove si poggia l&#8217;abito, dove emerge l&#8217;umanità? La stoffa si strappa, ma il gioco non è nella trasparenza. Sotto la maschera, un&#8217;altra maschera; la silhouette come assoluta protagonista, perde la sua carnalità e la sua essenza vitale. Oggetti, le figure umane hanno la medesima consistenza di ciò che le ricopre.</p>
<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r030-200809292308532437157_base.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-306 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r030-200809292308532437157_base-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r035-20080929230755164778_base.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-307 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r035-20080929230755164778_base-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r007-200809292313231507078_base.jpg"><span style="color: #000000; text-decoration: none;"> </span></a><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r007-200809292313231507078_base.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-305 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r007-200809292313231507078_base-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" width="150" height="150" /></a>Più che uomini (o donne, in questo caso!), la passerella è popolata da esseri perfettamente scomponibili: gambe, busti, indossatori devitalizzati. Gli accessori sono autosufficienti, noi possiamo soltanto sostenerli, o decorarli. Come dire, <strong>in realtà l&#8217;uomo è l&#8217;accessorio</strong>. La moda è contraddetta da sé stessa: non abbellisce, non struttura, non accompagna. Esiste, e questo basta.</p>
<p>Ed è fatta di carne, ossa e soprattutto capelli. Più vera del suo oggetto, o semplicemente falsa quanto l&#8217;<em><strong>it</strong></em> per cui è stata pensata? <strong>Una mora ben vestita, o piuttosto un bel vestito moro?</strong></p>
<p>Ogni elemento diventa inutile, persino le maniche rivendicano la propria identità. Perchè coprire le braccia, quando possono cadere dove preferiscono, lasciando che siano delle morte estremità a cercarle? </p>
<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r020-200809292310545182811_base.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-310 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r020-200809292310545182811_base-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" width="150" height="150" />  </a><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r033-2008092923081941974_base.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-311 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r033-2008092923081941974_base-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_sfilate_p/_2009" width="150" height="150" /> </a><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r017-200809292311311832947_base.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-312 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r017-200809292311311832947_base-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" width="150" height="150" /></a>Il mondo Margiela ribalta i significati dell&#8217;altro mondo, quello ordinario, simmetrico, per svelarne le assurdità attraverso un continuo gioco surrealista. Perchè avere dei capelli quando possiamo essere dei capelli?</p>
<p>Perchè non far rammendare un coprispalle dal proprio hair stylist, invece che dal sarto? E soprattutto, perchè costringere i capelli a crescere sulla schiena, quando riempiono così bene un volto? Ma in fondo, chi ha deciso che &#8220;schiena&#8221; è dietro, volto è &#8220;davanti&#8221;, obbligandoci ad una scelta tra i due opposti?</p>
<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r031-20080929230843281285_base.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-313 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r031-20080929230843281285_base-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_2009" width="150" height="150" /> </a><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r032-200809292308312791033_base.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-314 alignnone" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r032-200809292308312791033_base-150x150.jpg" alt="maison_n" width="150" height="150" /></a>A proposito di opposti&#8230;potremmo addirittura chiederci chi abbia per primo pensato a questo concetto, obsoleto quanto quello di simmetria. Siamo soltanto un&#8217;unità riprodotta, scissa e sempre identica, o una dualità giustapposta, impossibile da sintetizzare? </p>
<p>Non si può amare o disprezzare il mondo Margiela. Possiamo soltanto guardarlo, provare a pensarlo, e rassegnarci ad essere constantemente presi in giro! E, N.B., non certo da Margiela&#8230;<br />
<a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r009-200809292312594096104_base1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-322" title="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/marg-r009-200809292312594096104_base1-150x150.jpg" alt="maison_martin_margiela_sfilate_p/e_2009" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Nero ossidiana</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 10:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Beauty!]]></category>
		<category><![CDATA[Armani]]></category>
		<category><![CDATA[eventi make up]]></category>
		<category><![CDATA[make up]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno scrigno assolutamente dark, che richiama la preziosa essenzialità dell&#8217;ossidiana pantesca. Questo piccolo gioiello di desing racchiude il primo prodotto skincare di Giorgio Armani, significativamente denominato &#8220;crema nera&#8221;.
Si sa, i minerali sono il new deal della cosmesi! Non a caso il cuore di questo prodotto è l&#8217;Obsidian Mineral Complex, un mix mineralogico, appunto, capace di stimolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/phpthumb_generated_thumbnail.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-292" title="crema_nera_giorgio_armani" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/phpthumb_generated_thumbnail-150x150.jpg" alt="crema_nera_giorgio_armani" width="135" height="135" /></a>Uno scrigno assolutamente dark, che richiama la preziosa essenzialità dell&#8217;ossidiana pantesca. Questo piccolo gioiello di desing racchiude il primo prodotto skincare di Giorgio Armani, significativamente denominato &#8220;crema nera&#8221;.</p>
<p>Si sa, i minerali sono il new deal della cosmesi! Non a caso il cuore di questo prodotto è l&#8217;<strong>Obsidian Mineral Complex, </strong>un mix mineralogico, appunto, capace di stimolare il metabolismo cellulare.</p>
<p>L&#8217;ispirazione è la nera ossidiana di pantelleria, lucente come il packaging che la evoca. All&#8217;interno, una crema bianchissima e compatta, vero elisir di giovinezza cosmetica. Per completare il lussuoso rito quotidiano, un&#8217;altra sorpresa altrettanto a tema: l&#8217;applicatore di ossidiana che potenzia l&#8217;efficacia della crema, da massaggiare voluttuosamente sul viso.</p>
<p>Per chi non si accontentasse del nudo prodotto e volesse compiere un percorso completo nell&#8217;universo make up di Armani, buone notizie: re Giorgio ha pensato anche a questo. Dal 12 febbraio al 9 marzo, presso il <strong>Temporary Store Giorgio Armani Cosmetics</strong> all’interno della Rinascente di piazza Duomo, a Milano, i face desiner della maison vi aspettano. Per insegnarvi a coccolare la vostra pelle, e per farvi sentire &#8220;modella per un giorno&#8221;, attraverso un trattamento make up personalizzato e delle vere e proprie lezioni di tendenze. </p>
<p>Un percorso guidato attraverso la nuova  “<strong>Pink Light Collection</strong>”, collezione di make-up Spring 09, il cui prodotto di punta è un fondotinta dal nome evocativo: &#8220;<strong>Face Fabric</strong>&#8220;<strong>. </strong>Per modellare il volto a vostro piacimento, con un prodotto leggero ed impalpabile. Inneggiamo al miracolo! La pelle si può curare e scolpire, intraprendendo nel massimo relax il faticoso cammino verso la perfezione. Sotto il segno del nero e del rosa.</p>
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		<title>Tra crisi e decadenza, a passo di charleston</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 12:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clothes!]]></category>
		<category><![CDATA[Alberta Ferretti]]></category>
		<category><![CDATA[anni ruggenti]]></category>
		<category><![CDATA[Anteprima]]></category>
		<category><![CDATA[charleston style]]></category>
		<category><![CDATA[Jil Sander]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cavalli]]></category>
		<category><![CDATA[sfilate p/e 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[

Immaginate la rumorosa vitalità di una notte danzante, in un fumoso nigth club; risate lascive, whiskey on the rocks e lunghi bocchini. Immaginate un primo dopoguerra che sarebbe diventato l&#8217;anticipo di una nuova, grande guerra; un&#8217;eccezione parentetica di pace, pochi soldi, poco lavoro, e un desiderio smisurato di divertimento, leggerezza, oblio, edonismo. 
A passo di charleston, signorine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/sander_rs9_3597_slideshow_gallery_sfilate1.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/abito49-2.jpg"></a><br />
<a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/abito49-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-278" title="abito_charleston_1925_" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/abito49-2-100x150.jpg" alt="abito_charleston_1925_" width="100" height="150" /></a><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/abito53-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-279" title="abito_cherleston_1927" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/abito53-2.jpg" alt="abito_cherleston_1927" width="80" height="119" /></a>Immaginate la <strong>rumorosa vitalità di una notte danzante</strong>, in un fumoso nigth club; risate lascive, whiskey on the rocks e lunghi bocchini. <strong>Immaginate un primo dopoguerra</strong> che sarebbe diventato l&#8217;anticipo di una nuova, grande guerra; un&#8217;eccezione parentetica di pace, <strong>pochi soldi, poco lavoro, e un desiderio smisurato di divertimento,</strong> leggerezza, oblio, edonismo. </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A passo di charleston,</strong> signorine desiderose di affermare la propria femminilità e il proprio diritto a divertirsi come gli uomini, si scatenano avviluppate in abiti che giocano tra rigore e asimmetria. <strong>Immaginate adesso un periodo di conclamata crisi,</strong> ottant&#8217;anni più tardi: pochi soldi, poco lavoro, poca consapevolezza storica, vaghi ricordi appena sufficienti per scatenare panico e palliativi. E guardate, al di là dell&#8217;immaginazione, <strong>le passerelle di questa nuova stagione</strong>: senza rassegnarsi all&#8217;indolenza, <strong>esplorano un passato che sembrano sentire vicino, in cerca di idee. </strong></p>
<p>Gli stilisti hanno riscoperto  proprio in quel delicatissimo ventennio, che ha segnato il cuore temporale e psicologico dell&#8217;epoca moderna, un&#8217;ispirazione da attualizzare; strizzando l&#8217;occhio ad una femminilità sfoggiata con charme, <strong>le linee dritte che disegnano senza costruire, le frange nervose, i colori essenzial</strong>i hanno reso omaggio ad un&#8217;estetica che per decenni ha animato soltanto le feste a tema.</p>
<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/sander_rs9_3597_slideshow_gallery_sfilate1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-270" title="jil_sander_sfilate_primavera_estate_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/sander_rs9_3597_slideshow_gallery_sfilate1-150x150.jpg" alt="jil_sander_sfilate_primavera_estate_2009" width="150" height="150" /></a></p>
<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/sander_rs9_3685_slideshow_gallery_sfilate1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-282" title="jil_sander_sfilate_primavera_estate_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/sander_rs9_3685_slideshow_gallery_sfilate1-150x150.jpg" alt="jil_sander_sfilate_primavera_estate_2009" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Estetica contemporanea chiama estetica di crisi passata. Semplice coincidenza?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certo, almeno c&#8217;è uno sforzo nel tentativo di ricordare le soluzioni, le risposte, gli escamotages. In quella seconda metà degli anni venti era appena finita la guerra più disastrosa e scioccante mai vista, si preparava il drammatico crollo finanziario che avrebbe insegnato (o dovuto insegnare) al mondo il pericolo del libero mercato, e forse si fingeva di ignorare che l&#8217;orrore, ancora, era solo all&#8217;inizio&#8230;</p>
<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/ferretti_rs9_6282_slideshow_gallery_sfilate.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-283" title="alberta_ferretti_sfilate_primavera_estate_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/ferretti_rs9_6282_slideshow_gallery_sfilate-150x150.jpg" alt="alberta_ferretti_sfilate_primavera_estate_2009" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/ferretti_rs9_6379_slideshow_gallery_sfilate.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-284" title="alberta_ferretti_sfilate_primavera_estate_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/ferretti_rs9_6379_slideshow_gallery_sfilate-150x150.jpg" alt="alberta_ferretti_sfilate_primavera_estate_2009" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E si danzava, si beveva, <strong>si tentava di mordere una vita che era diventato difficile dare per scontata</strong>. Quegli anni di decadente edonismo tornano ad incantare il nostro immaginario, e lo fanno in un periodo storico, economico e sociale sicuramente difficile. Le passerelle non riescono a prescindervi, lasciano in sordina i toni troppo glam, dimenticano per un attimo il cieco positivismo degli anni &#8216;80 e tornano indietro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le citazioni si sprecano, in bianco e in nero, fondendosi con reinterpretazioni contemporanee dell&#8217;abito charleston. </strong></p>
<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/ferretti_rs9_6659_slideshow_gallery_sfilate.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-285" title="alberta_ferretti_sfilate_primavera_estate_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/ferretti_rs9_6659_slideshow_gallery_sfilate-150x150.jpg" alt="alberta_ferretti_sfilate_primavera_estate_2009" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dalle lunghe frange avvolgenti di <strong>jil Sander</strong>, al contrasto tra rigore e movimento iridescente di <strong>Alberta Ferretti.</strong> Dalle contaminazioni vagamente &#8220;cistercensi&#8221; di <strong>Anteprima</strong>, seppur contenute dall&#8217;eleganza senza tempo dell&#8217;abito color panna, alla sensualità retrò di <strong>Cavalli</strong>: una ben risolta tensione tra la vaporosità delle frange, il bon ton fanciullesco del ricamo, le ammiccanti trasparenze di un total black molto, molto nudo.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/cavalli_rs9_1181_slideshow_gallery_sfilate.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-286" title="roberto_cavalli_sfilate_primavera_estate_2009" src="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/cavalli_rs9_1181_slideshow_gallery_sfilate-150x150.jpg" alt="roberto_cavalli_sfilate_primavera_estate_2009" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Torniamo ad osservare e ad imparare dal passato, al di là della retorica antistorica per cui errare è umano e perseverare è diabolico. Errare è umano, e lo è altrettanto cercare nella bellezza, nella levità dell&#8217;edonismo, un modo per non lasciarsi affondare, fino al soffocamento, in quell&#8217;errore. Questa lezione sembra non essere difficile da apprendere. No panic, dunque. E se proprio dobbiamo perdere lucidità, facciamolo a passo di charleston&#8230;</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.ohmystyle.it/wp-content/uploads/2009/02/sander_rs9_3685_slideshow_gallery_sfilate.jpg"></a></p>
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