Anonimato. Questa la primavera estate 2009 firmata Martin Margiela. Spariscono le figure umane. Ciò che resta sulle passerelle sono manichini senza volto, inespressivi, atoni. I colori non esistono: bianco, nero, carne.
La moda non veste, denuda e confonde. Lacci lamé imprigionano il corpo, a sua volta castigato ed appiattito in una maglia aderente color carne. I confini svaniscono: dove finisce il corpo, dove si poggia l’abito, dove emerge l’umanità? La stoffa si strappa, ma il gioco non è nella trasparenza. Sotto la maschera, un’altra maschera; la silhouette come assoluta protagonista, perde la sua carnalità e la sua essenza vitale. Oggetti, le figure umane hanno la medesima consistenza di ciò che le ricopre.
Più che uomini (o donne, in questo caso!), la passerella è popolata da esseri perfettamente scomponibili: gambe, busti, indossatori devitalizzati. Gli accessori sono autosufficienti, noi possiamo soltanto sostenerli, o decorarli. Come dire, in realtà l’uomo è l’accessorio. La moda è contraddetta da sé stessa: non abbellisce, non struttura, non accompagna. Esiste, e questo basta.
Ed è fatta di carne, ossa e soprattutto capelli. Più vera del suo oggetto, o semplicemente falsa quanto l’it per cui è stata pensata? Una mora ben vestita, o piuttosto un bel vestito moro?
Ogni elemento diventa inutile, persino le maniche rivendicano la propria identità. Perchè coprire le braccia, quando possono cadere dove preferiscono, lasciando che siano delle morte estremità a cercarle?
Il mondo Margiela ribalta i significati dell’altro mondo, quello ordinario, simmetrico, per svelarne le assurdità attraverso un continuo gioco surrealista. Perchè avere dei capelli quando possiamo essere dei capelli?
Perchè non far rammendare un coprispalle dal proprio hair stylist, invece che dal sarto? E soprattutto, perchè costringere i capelli a crescere sulla schiena, quando riempiono così bene un volto? Ma in fondo, chi ha deciso che “schiena” è dietro, volto è “davanti”, obbligandoci ad una scelta tra i due opposti?
A proposito di opposti…potremmo addirittura chiederci chi abbia per primo pensato a questo concetto, obsoleto quanto quello di simmetria. Siamo soltanto un’unità riprodotta, scissa e sempre identica, o una dualità giustapposta, impossibile da sintetizzare?
Non si può amare o disprezzare il mondo Margiela. Possiamo soltanto guardarlo, provare a pensarlo, e rassegnarci ad essere constantemente presi in giro! E, N.B., non certo da Margiela…
